La fitoterapia è la disciplina medica che consente un corretto uso a scopo preventivo, o curativo, di piante medicinali e loro derivati, in relazione alle proprietà farmacologiche dei costituenti chimici presenti nella pianta ed in particolare nel prodotto utilizzato. Non segue filosofie o credenze religiose, né metodologie diagnostiche o terapeutiche diverse da quelle della medicina scientifica (Firenzuoli, 1998).

In questi ultimi decenni la fitoterapia è stata particolarmente rivalutata, non solo per la scoperta di nuove piante o per il crescente numero di pazienti che le utilizzano, bensì soprattutto per le numerose ricerche, precliniche e cliniche, che hanno potuto confermare, spiegare e precisare molte proprietà farmacologiche spesso acquisite in modo empirico oppure al contrario smascherare false credenze popolari ed evidenziarne rischi e insidie.

L’olio essenziale è costituito dall’insieme dei costituenti chimici volatili, liofili e aromatici presenti in molte piante, in particolare quelle della famiglia delle Labiatae e delle Rutacee. Le molecole chimiche più rappresentative negli oli essenziali delle varie piante sono solo in piccola parte di derivazione fenolica, mentre per la maggior parte si tratta di molecole di derivazione terpenica, prevalentemente monoterpeni e sesquiterpeni.  Di fatto, nella complessità di un olio essenziale spesso troviamo coesistere idrocarburi terpenici, alcoli, fenoli, aldeidi, chetoni, eteri, esteri ed acidi.

Viene utilizzato il termine essenza per distinguere l’insieme delle sostanze ancora presenti nella pianta, con funzione specifica, mentre il termine olio essenziale viene riservato alla medesima frazione di costituenti chimici, una volta estratta dalla pianta. Le resine vengono spontaneamente escrete dai vegetali, sono amorfe e chimicamente complesse, mentre i balsami sono costituiti da miscele di oli essenziali e resine, densi e vischiosi e molto aromatici.

La pianta officinale, salvo eccezioni, viene utilizzata come medicinale dopo una serie di interventi più o meno tecnologici che servono sostanzialmente ad estrarre dalla pianta quello che serve, cioè le sostanze idonee per una specifica attività farmacologica e prepararlo in un’adeguata forma farmaceutica. Produce, elabora e immagazzina sostanze chimiche variabilmente distribuite nella pianta stessa e suscettibili di cambiamenti qualitativi e quantitativi durante il ciclo biologico  (Benigni, 1962; Brunenton, 1999).

Numerosi sono i fattori responsabili di queste modifiche: intrinseci alla pianta, alla sua natura botanica e al suo patrimonio genetico, ed estrinseci, legati cioè ai fattori ambientali, ma anche alle modalità di conservazione e alle tecniche a cui viene sottoposta per estrazione e stabilizzazione dei principi attivi.

È evidenza quotidiana che di ogni vegetale, anche in ambito alimentare, utilizziamo una parte piuttosto che un’altra: dalla pianta del pomodoro, per esempio, si utilizza la bacca ma non le foglie, non solo perché è buona di sapore ma soprattutto perché le foglie contengono solanina, sostanza tossica tipica di tutte le piante appartenenti alla famiglia delle Solanaceae.

In tutte le piante, quindi, esistono differenti localizzazioni (semi, foglie, corteccia etc) dei vari costituenti chimici e pertanto anche la parte utilizzata a scopo medicinale “droga vegetale” va sempre ben definita. Per esempio il gel di Aloe vera che si trova nella parte centrale della pianta contiene prevalentemente polisaccaridi e lectine, mentre quello che si trova nella parte subendoteliale della foglia contiene glicosidi antrachinonici. Le foglie di Cannella contengono un olio essenziale ricco di eugenolo, mentre la corteccia contiene un olio essenziale ricco di aldeide cinnamica. Le foglie di Arancio amaro forniscono un olio ricco di esteri, mentre i fiori un olio ricco di alcoli, la scorza del frutto maturo un olio essenziale ancora diverso. Ecco perché quando si indica una pianta medicinale, oltre alla specie botanica si deve sempre specificare la parte di pianta utilizzata.

Si usa il termine di tempo balsamico per indicare il periodo migliore per la raccolta della pianta, periodo dell’anno diverso da pianta a pianta: infatti la variabilità dei principi attivi e in relazione anche al periodo di raccolta della pianta (Maugini, 1994). Oggi tuttavia sappiamo sappiamo che anche questo può essere considerato un termine relativo, perché se è vero che la concentrazione dei costituenti è maggiore in un mese dell’anno piuttosto che un altro, è altrettanto vero che è molto diversa la composizione chimica dell’estratto, con differenti potenzialità terapeutiche e tossicologiche.

Il mondo delle piante medicinali è molto vasto e ancora in grande parte da sperimentare, le piante hanno sempre avuto un ruolo importante nella medicina tradizionale, bisogna però sempre ricordarsi che la loro capacità curativa è elevata come pure la loro tossicità se utilizzate in modo inappropriato. È buona regola accertarsi delle caratteristiche di ogni olio, estratto o decotto che si vuole utilizzare in modo da ricevere dalla pianta soltanto il meglio e approfittare in modo responsabile di questa grande ricchezza che la natura ci offre.

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